martedì 29 dicembre 2015




Derek Raymond, I was Dora Suarez, Il mio nome era Dora Suarez, Meridiano zero, euro 13,50

Some writers love to put their hands in the "gut" of human being, whilst their country, apparently, not ( only apparently, of course). Hands covered with Metaphysical blood, that like in  Macbeth, you can not wash away.
Ma torniamo alla lingua di Dante che di temperamento appare, però, forse più inglese che italiano.

Il mio nome era Dora Suarez. 
Raramente titolo è mai stato più evocativo. 
Il mio nome era Dora Suarez, già da solo un piccolo romanzo. Inizio aperto a tutte le strade. Ognuno ci vede ciò che vuole.
Il mio nome era Dora Suarez.
Da recitare come un mantra.
Col tempo ho capito che la grandezza di molti autori è quella di essere spezie, non piatti; elementi primari, non ricette.
Derek Raymond è spezia oscura, concentrato di rimpianti, riduzione di sofferenza. Sapore metafisico ma intenso, da dosare con parsimonia, da maneggiare con cura.

"Mettete a nudo l'orrore; affrontatelo senza difese. Non nascondetevi, non fuggite, e troverete la pietà, anche se ha dovuto attraversare l'inferno."

Raymond è appassionato e profondo. Grande compassione per le vittime. Sincero dispiacere per chi soffre. In gioventù indagò il male, ne visitò i luoghi, ne ascoltò le storie. In gioventù studiò l'uomo, lordandosi, in un certo senso, le mani.

(Dora aveva scritto: "Sono sicura, in questo mondo più sei bella e meno sono quelli che ti possono proteggere ")

Difficile rimanere freddi di fronte alle parole che pronuncia la prostituta malata. Difficile non rimanere toccati dalla tenerezza di Betty Carstairs che l'accoglie in casa senza domandare nulla:

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno non si guardò neppure intorno ma verso il vino, spezzò il pane  per chi diceva ho sete, ho fame.
Faber poeta. Faber cantante. Faber scrittore

"..Era testarda, libera e umana, ed è per questo che le ho sempre voluto così bene"
Testarda, libera e umana: un bel suono. Rimanere così, però, non è semplice.
Stilisticamente a pag. 61 una soluzione linguistica che forse non ho compreso.
Emotivamente un libro prezioso, come lo era " E morì a occhi aperti". Solo condividendo i fallimenti e i dolori delle vittime, il Sergente della Factory, addetto alla A14, Sezione Delitti Irrisolti scopre. Solo conoscendo il male dei carnefici, il Sergente , svela. 
Nel farlo perde, soffre, impara, si rialza, vince o forse, più semplicemente, sopravvive.

"Se vuoi avere a che fare con il male, ci devi vivere assieme e conoscerlo. Nel mio lavoro te lo scordi di sconfiggere quello che non conosci e di cui non sai parlare la lingua; il margine è molto stretto, e il rischio di essere contaminati molto elevato".

"Discorso sul metodo" del Sergente inglese che di Cartesiano ha poco, ma come non amarlo?




lunedì 21 dicembre 2015





"Palestina e Israele: che fare?". Noam Chomsky Ilan Pappé, a cura di Frank Barat Fazi editore, euro 16,00


Nuovamente infrango il proposito di scrivere solo di genere, per questo testo. I tempi lo richiedono.
Non solo i paesi del titolo ma anche Cuba, il Sudafrica, gli USA, l'Europa.
Un'analisi storica e geopolitica lucida e spietata. Concetti come "Anglosfera", "Colonialismo insediativo" ,  "Soluzione a uno stato" sono pesanti e pregni. La nuova luce gettata sul cd "Processo di pace", sul cd "Terrorismo palestinese" è partigiana, accorata, coraggiosa, libera.
Voci libere si confrontano con le questioni delle questioni: Israele, Palestina, Gerusalemme, gli ebrei, l'olocausto, i palestinesi. Non entro nel dettaglio. Troppo spinosa la faccenda. Troppo caos quando le società sono in espansione e sono nazionaliste. Non mi piacciono. Mi illudo di poter leggere ancora di visioni universali, di fratellanza, di pace.
Chomsky e Pappé ci regalano una visione non convenzionale, un punto di vista "altro", in poche parole, una speranza.
 Ne abbiamo sempre bisogno, no!?


domenica 22 novembre 2015


"Bad Chili", Joe R. Lansdale , Ed. One, euro 5,00


Il solo episodio dello scoiattolo rabbioso che morde il braccio di Hap varrebbe l'intero romanzo.
Solo da imparare dai dialoghi strepitosi e dall'umorismo graffiante dei nostri due improbabili detective.
Solo da prendere dalla leggerezza ruvida della scrittura di Lansdale.
Solo da memorizzare i meccanismi  che regolano le battute fulminanti di questo romanzo.
Jim Bob Luke accompagna, per un tratto, i nostri eroi in un viaggio attraverso il Texas dei disperati, dei ricchi, dei potenti.
L'ennesimo in un'America ancora selvaggia e violenta, nemmeno sfiorata dalla modernità.
Eroi non convenzionali per una ricerca su un mondo al contrario.
Chiedere di più? No.
           
         W
 Hap e Leonard !

domenica 15 novembre 2015


"La notte di Roma", G. De Cataldo, C Bonini , Einaudi, euro 19,50


De Cataldo e Bonini in versione Stieg Larsson.
Una trama fitta, ricca di giornalisti corrotti, politici a libro paga, politici arrivisti, politici onesti.
Sindaci presuntuosi, osti indebitati, boss indecisi. Uomini nati criminali, uomini divenuti criminali e uomini che vorrebbero tanto essere dei criminali. Sebastiano regna mentre il Samurai legge i classici in carcere.
La notte di Roma è la notte della Nazione. La notte della ragione.

Sembra quasi che quello che accade in superficie sia nulla. 
La vita vera è sotto!
Sotto ci sono la droga, gli appalti, la prostituzione, l'usura, gli appetiti veri del popolo della Suburra e dei patrizi del Palatino.
Quello che si vede è solo etichetta, forma, fuffa.
Il togato e il giornalista provano ad anticipare il futuro.
Usano una lingua scintillante, ammaliante mai banale. Parole scelte con cura e parsimonia.
Motti, insegnamenti, modi di dire come: "Non si governa con l'innocenza", "A brigante, brigante e mezzo ".
La grande lezione di Roma, la grande smania di Roma, la grande fame di Roma.

Il sonno ( oppure il sogno) della ragione.. (e di Roma)  genera mostri.
Uno di questi lo conosciamo, forse lo eviteremo, forse, addirittura,  lo abbiamo già evitato. Ma gli altri?
Quelli che arrivano da zone martoriate del pianeta, che ricevono protezioni insospettabili, appoggi immondi,  guardando a cosa è successo a Parigi, riusciremo a evitarli?

Speriamo.















"Terrorismo occidentale", Noam Chomsky con Andre Vltchek, Ed. Ponte alle Grazie, euro 16,00

Copertina brutta di questi tempi. Impatto  forte. Ma l'impatto fa riflettere.


Due errori che possono farsi con Chomsky:
1) ignorarlo; 
2) idolatrarlo.

Lessi  "Lezioni di Potere",  "11 settembre - le ragioni di chi?",  "Dopo l'11 settembre - potere e terrore",  "Pirati e imperatori",   "La fabbrica del consenso". Ora finisco questo libro proprio in questi giorni.

Mi ero ripromesso di recensire solo noir o gialli ma la realtà scombina anche le scelte più decise.

Che dire? L'analisi storica e geopolitica del grande linguista è lucida e spietata. Il mondo bipolare è finito. Vari attori si affacciano sulla scena e questa volta non sono poveri.
L'occidente ha i suoi errori e orrori. 

L'Iran e la sua rivoluzione? 
Provate a vedere chi rovesciò il primo ministro nazionalista Mossadeq nel 1953. 

Instabilità Africana? 

Nel 1961 chi assassinò Parice Lumunba in Congo?
Nel 1995 chi uccise Ken saro- Wiwa in Nigeria?
Nel 1977  chi uccise Stephen Biko?

Dittature sud e centro americane?

Nel 1964 chi organizzò il colpo di stato in Brasile?
Nel 1973 chi appoggiò il golpe in Cile?
Nel 2002 chi organizzò il fallito colpo di stato in Venezuela?
Nel 2004 chi appoggiò il golpe ad Haiti?
Nel 2009 chi appoggiò il golpe in Honduras?
E Nicaragua, Salvador, Guatemala, Panama?
..Qual è l'unico stato al mondo a essere stato condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia per "Terrorismo Internazionale"? 

Caos in Oriente?

Nel 1965 chi organizzò la mattanza Indonesiana e la sostituzione di Sukarno con Suharto?

Nel 1975 chi appoggiò l'invasione Indonesiana a Timor est?

Caos in occidente? 
Nel 1967-1974 Chi appoggiò i colonnelli in Grecia ?

Chi finanzia Al Qaida? 
Chi era Bin Laden?
Chi appoggia l'ISIS? 

Non sono uno di quelli che dice "noi occidentali ce lo meritiamo" oppure "è colpa nostra" o  "dietro i terroristi in realtà c'è..o ci sono....". 
No. Ma non ignoro certo Chomsky o mi accontento delle versioni precotte dei nostri media.

Avendo evitato il primo errore, evito anche il secondo.

Non pongo Chomsky  a livello di un oracolo ma lo leggo, lo studio, prendo appunti, cerco riscontri, leggo anche testi più canonici per bilanciarlo.

I valori dell'occidente mi stanno a cuore. 
Nascono ad Atene e a Roma.
Sono occidentale, amo la democrazia, la libertà e il rispetto di leggi giuste.
Depreco il terrorismo e non lo giustifico, mai, nemmeno con analisi politiche o storiche. Però, vorrei anche sapere se qualcuno, con la scusa di difendere questi valori, va in giro per il mondo a fare casini che poi ci si ritorcono contro.

Mettiamola così: leggere Chomsky aiuta a scoprirlo.

Grazie.



lunedì 2 novembre 2015


SUBURRA, C.Bonini, G.De Cataldo, Einaudi , Stile Libero Big, euro 19,50

La realtà è che De Cataldo ( assieme a  Bonini), più di tutti, conosce la città. Ne riconosce le puzze, i profumi, le ricchezze, le miserie. Come uno stregone cieco, che abbia affinato altri sensi, capta i movimenti del mondo di sotto; anticipa inchieste e fatti di cronaca. 
Perché togato e conosce le carte?
No. 
La sua abilità è sciamanica. Una Pizia del dio Apollo.
Mangia la città e la vomita, interpretandone i succhi, come un Aruspice.
Non c'è più verso di staccare gli occhi dal romanzo, una volta iniziato.
Realtà e finzione, finzione e realtà.
In tv, in un talk show, lui e l'avvocato del cecato (o era del samurai o invece del nero ?) a parlare di Roma vera e di Roma inventata. 
Ma è inutile. E' sul piano del romanzo, dell'immaginato che si gioca la battaglia.
L'immaginato più potente del reale, l'immaginato è raccontabile, il reale no. Nessun lettore di noir crederebbe alla storia di un sindaco costretto a dimettersi per un paio di cene. Io appunterei sul libro "passaggio poco credibile."

Il togato e il giornalista  scrivono un romanzo sociale il cui filo conduttore è il crimine. Perché il crimine prende, attira, affascina. 
De Cataldo e Bonini giocano con la leggerezza dei narratori visivi americani. 
Come in una puntata dei Soprano, Roma è svelata. Le antropologie definite, i quartieri diseganti. Qui comandano questi, lì comandano questi altri.
Secondo capitolo e ideale prosecuzione di "Romanzo criminale", laddove, forse, "Nelle mani giuste" "non era andato a dama", per dirla con le parole del samurai (che sia o non sia "il cecato" poco importa).

De Cataldo e Bonini conoscono la formula chimica della città (quella attuale), come Sallustio la conosceva scrivendo di Catilina o Tacito scrivendo di Galba. Tutti, al loro tempo, la conoscono. Ma Roma cambia sempre ( e non cambia mai).
Unica tra le città del mondo a essere rimasta grande, attraversando duemila anni. Storia stratificata nei suoi selciati consolari, nelle facciate barocche, nei suoi vicoli papalini, tra le geometrie razionaliste dell'Eur e del Foro Italico.

"Vedo la gente che parte, che viaggia, ma dico: dove dovete andare? State a Roma! Ma perché ve dovete spostà?" Alberto Sordi più o meno così motteggiava (a torto: in un vago sapore provinciale per non ritenere il mondo degno di scoperta; a  ragione: per definire l'urbe quale centro del mondo, polo universale d'occidente e non solo.)
Roma è sempre stata Roma per volsci, ernici, etruschi e sabini.  Per inglesi, americani e  tedeschi.
Da "Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra?"  a  "A paparazzo vie  n' po' qua!".

In una recente intervista il regista di turno della spy più famosa al mondo, ha candidamente dichiarato che  "Nel film ha fatto apparire Roma bella"..

Lui!?..Nel film!? ..Ha fatto apparire bella Roma!?..Roma, dico.. Lui l'ha fatta apparire bella?
Ma Roma assorbe tutto e tutti. Il suo culto è assoluto, i barbari devastatori diventano adepti, gli assedianti di un  tempo, diventano strenui difensori delle sue mura.

De Cataldo e Bonini aprono la porta di uno dei suoi tanti luoghi segreti. E' il ripostiglio buio di questi anni. Ne verranno altri a scoprirne di nuovi (e di vecchi).
Roma rimarrà lì, immobile, eppure brulicante di vita, di passioni, di appetiti, di desideri turpi e puri. La Suburra rimarrà il serbatoio della Roma dei consoli e dei palazzi imperiali. Le Sue storie, come la città, sono immortali.

De Cataldo e Bonini lo sanno.

"Iam primum omnium satis constat Troia capta in ceteros saevitum esse Troianos.." 
(Tito Livio - Ab Urbe Condita )















lunedì 19 ottobre 2015

SUBURRA.
Regia di Stefano Sollima.
Con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano. Drammatico. Durata 130 min. Italia 2015


Non so da dove iniziare. Direi un noir come non ne vedevo da tempo. Personaggi che mi hanno fatto accapponare la pelle. Ho avuto paura mentre lo guardavo. Ne ero affascinato e impaurito allo stesso tempo. Troppo vicina la realtà narrata per esserne distaccato. Talmente accurato e malvagio da spaventare. "Numero 8" (un bravissimo Alessandro Borghi) appare come un demone dell'inferno. Manfredi Anacleti ( uno strepitoso Adamo Dionisi) idem. Samurai (un super Claudio Amendola, nonostante le mie perplessità iniziali sul ruolo) è regista freddo e calcolatore. Direttore di manovre miliardarie. Bravissimi anche gli altri, da Favino a Germano, dal giovane Ferrara alla Scarano. Non sono un tecnico, non "recensisco" con la tecnica ma con la pancia. Le belle storie sono tali quando le amano tutti. Quando sono fruibili a più livelli. Quando anche se sono già iniziate da un pezzo, ti incolleranno, ugualmente, alla poltrona. Chi riesce a smettere di vedere "Taxi driver", "Il cacciatore", "Barry Lindon", "Apocalipse Now", "Amarcord", "Guida per riconoscere i tuoi santi", "I guerrieri della notte", "La dolce vita",  "L'uomo che uccise Liberty Valence" , "Pulp fiction" , "Spartan", "Missing" e tantissime altre stupende storie messe in immagini? Riusciamo a farlo per "Romanzo Criminale" (film e serie) ? Riusciamo a farlo per Gomorra ( film e serie)?  Riusciamo per "House of cards" ? No, non ci riusciamo perché la storia è perfetta. Vicinissima e lontanissima. Particolare e universale. "Descrivi bene il tuo villaggio e descriverai il mondo" diceva quel genio di Dostoevskij. La Roma buia, piovosa, infernale di Sollima  è il mondo (e da Lei il mondo è nato), Ostia è il mondo. Come Coney Island per la New York delle bellissime Anabasi rivisitate de  "I guerrieri della notte", altro film irrinunciabile.

Poche volte ho avuto paura nel vedere un noir. 
Questa volta, nello scrutare il cristallo distopico  creato da De Cataldo e Bonini ( e da Rulli e Petraglia), ho avuto seriamente paura che la distopia riuscisse a scrutare me.
Non solo per la verosimiglianza delle scene, per la recitazione impressionante degli attori, per la vicinanza dei posti e della città ma anche per la solitudine che regna; per il senso di smarrimento che unisce tutti. Criminali senza riferimenti, in un mondo senza riferimenti. 
Forse, l'unico a preservare la memoria di qualcosa, è Samurai. L'unico ad avere lo spessore di testimone morale  del superamento del confine tra bene e male, tra legalità e illegalità. 
I ragazzi della Magliana concludevano le serate tra champagne, donne e coca. La bella vita riconoscibile, per uomini ancora riconoscibili. Sogni facili per rudi (ma ingenui) ragazzi da bar. 
In Suburra, invece, i sogni sono andati. Ammalorati, bruciati, contaminati dalle nostre solitudini di fragili consumisti, di onanisti tecnologici. 
In Suburra anche il male è liquido. 
Tutti contro tutti. Demone contro demone. 

Ho impiegato un giorno a liberarmi dalla sensazione maligna che la storia, bellissima e cupissima, ti mette addosso. Un giorno per  immaginare di nuovo i luoghi visti nella pellicola, alla luce del sole. Quella che vedi ancora sui volti delle persone oneste.